vea posto fisso

L’inno alla musica di Vea nel disco del Posto Fisso

L’ep d’esordio di Vea sarà disponibile tra pochi giorni, il 9 febbraio. Il titolo, Posto Fisso, è curioso per l’allusione ad uno dei grandi drammi dell’adulto post adolescente del terzo millennio. Serve però andare un poco oltre l’apparenza perché dietro lo spunto meramente lavorativo Vea lavora su livelli più viscerali.

Il racconto della cantautrice torinese si sviluppa in sei tracce, per una durata media capace di adattarsi a diverse situazioni d’ascolto. Noi l’abbiamo provato sul bus, perfetto per arrivare, scherzo del destino, sul posto di lavoro. A conquistarci è sicuramente la prima traccia, Piega Ri-Piega, che sottotitoleremmo Inno alla commessa. È questo primo capitolo a raccontare la parte autobiografica di Vea, che spiega: “Lavoravo in un negozio di abbigliamento in via Roma a Torino e mi stavo formando per gestire ogni aspetto dell’attività,  non ho mai nascosto a nessuno la mia attività musicale, finché questa mia passione è stata usata […] “Tu devi scegliere! O fai la commessa, o fai la cantante!”. Dopo quattro mesi ho firmato le mie dimissioni. Mi sono laureata a pieni voti in canto jazz nel 2016, ho lasciato da parte tutto ed eccomi qua, a raccontarvi com’è fatto il mio “Posto Fisso”: lo trovate racchiuso in questo ep di sei tracce”. L’ironia e la leggerezza che sono forte caratteristica delle seguenti cinque tracce assumono così una nota più coinvolgente, perchè Vea, in quella mezz’ora, ci racconta di sé e della capacità di mollare tutto e cambiare vita, della scelta di fare della musica la sua vita. E anche di mandare un po’ a quel paese chi ha cercato di tarparle le ali come in Mobbing. In TuttoTondo, Party e Lobotomania c’è poi un racconto a 360° che si realizza grazie a toni ironici, ma mai sciocchi, divertenti, ma mai vuoti di significato. A chiudere l’autobiografia di Vea c’è Tutto di me, dove all’inseparabile Ukulele destinatario di questa “serenata d’amore” unisce anche una pseudo tromba.

Questo disco d’esordio é poggiato sulla semplicità dell’ukulele e su una voce melodiosa e ampia che ricorda lontanamente un’Alexia dagli anni ’90. Pur con poche tracce sembra un buon biglietto da visita che ci lascia nell’attesa di un disco più ampio e maturo dove scoprire la gamma completa delle sonorità di Vea.

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