Europavox sbarca a Bologna. Due giorni internazionali tra Estragon e TCBO

Nell’affascinante cornice del Teatro Comunale di Bologna, affacciato sulla vivissima piazza Verdi, si è tenuto venerdì 8 dicembre Europavox Bologna, un’anteprima della celebrazione dei 25 anni dell’Estragon Club. E che celebrazione!

Diverse band provenienti da tutta Europa si sono alternate sui tre palchi comparsi per l’occasione nei foyer e all’ultimo piano del Teatro Comunale. Il palco principale a piano terra, denominato Respighi, accoglieva le band più corpose, per poi passare al più piccolo palco Gluck dove si sono esibiti i solisti. Sul palco Rossini, spazio all’ultimo piano del teatro, si scatenava la musica elettronica tutta da ballare. Formula snella e impeccabile: 40 minuti per artista e poi via, si cambia stanza, tutto organizzato alla perfezione. I 40 minuti dei Super Besse sono tutti all’insegna di sonorità coldwave. Il trio proveniente da Minsk, Bielorussia, fa ballare e saltare gli ancora pochi presenti all’evento. Albert af Ekenstam, dalla Svezia è molto più introspettivo e il concerto si segue tranquillamente seduti per ascoltare le note del piano e della sua suadente voce. Il trio spagnolo degli Zulu Zulu colpisce per vari motivi, saranno forse i travestimenti improbabili? O le sonorità che uniscono tribal e elettronica? Sarà per l’energia mistica che emanano? Quale che sia la risposta, questi artisti sono sicuramente da tenere d’occhio.

Ad aprire il filone della musica elettronica ci pensano i francesi After Marianne, voce intensa e sonorità profonde, che anche grazie allo splendido gioco di luci del teatro offrono un live coinvolgente. Proseguono sullo stesso genere mescolando sonorità jazz e funky a basi più solidamente elettroniche i giovanissimi 5K HD provenienti dall’Austria. La bellissima voce di Mira Lu Kovacs trova il suo habitat naturale sulle basi di basso e batteria caratterizzate da repentini cambi di tempo, accompagnate dalla ruggente tastiera synth e dall’improbabile quanto mai azzeccata sonorità della tromba.

Dan Owen

Dopo di loro è il momento del talentuoso e timido chitarrista, compositore e cantante inglese Dan OwenConosciuto inizialmente come Blues Boy Dan, il venticinquenne proveniente dalle campagne inglesi ha deciso di utilizzare il suo nome di battesimo, conscio di non essere esclusivamente blues pur rintracciando l’influenza di questo genere fortissima in ogni suo pezzo. La sua voce già più volte premiata è potente e imponente, soprattutto se comparata col suo giovane viso sbarbato. Per darvi un’idea del talento di Dan basti sapere che ha aperto un intero tour degli ZZ Top a soli 21 anni. Da progrmma sarebbe stato ora il momento del portoghese Noiserv, ma senza tanti impicci organizzativi il suo posto vacante è stato preso da Bruno Belissimo bassista e dj italo-canadese. Eccentrico ed euforico ha coinvolto e sconvolto il pubblico con la sua musica dance influenzata da sonorità anni ’80 slappando sul basso come non ci fosse un domani.

Dopo l’elettro ai piani alti si scende di nuovo la scalinata del Tearo Comunale per i Julie’s Haircut; attivi da più di vent’anni sono attessimi dal pubblico appostato sottopalco, forse perchè nonostante i vari cambi di formazione mantengono una sonorità più che mai attuale. Il loro rock è quasi totalmente strumentale dove la voce non è che uno strumento al servizio della musica e non viceversa. In questo contesto inseriscono suoni psichedelici intersecati a chitarre distorte creando musicalità meditative. Restiamo affascinati dal loro live tanto che quando il chitarrista annuncia “il tempo a disposizione è terminato” ci sembra ingiusto, avremmo voluto esplorare molto più a fondo il mondo musicale dei Julie’s Haircut.

Julie’s Haircut

Ma tant’è, sul palco Rossini si stanno esibendo i Sekuoia, trio danese di musica elettronica. Dapprima pseudonimo di Patrick Alexander Bech Madsen, Sekuoia ha visto l’aggiunta di un chitarrista e tastierista e di un batterista per creare un trio dalle sonorità lounge che seducono i sensi del pubblico.

Si torna al palco Respighi per i Selton. Quattro ragazzi di Porto Alegre (Brasile) che si sono rincontrati a Barcellona dove hanno deciso di formare una band. Ora vivono a Milano e compongono e cantano in italiano, inglese e portoghese. Negli ultimi anni il loro successo ha visto un’impennata, soprattutto in Italia, e al Comunale non deludono i fans che si sono moltiplicati nel foyer. Il loro folk, influenzato da sonorità brasiliane, sembra abbracciare il pubblico in un mix di indie-samba che piace un po’ a tutti. Una scelta azzeccatissima per salutarci al volgere della serata. Purtoppo infatti arriva l’ora di salutarci, ma lo si fa col sorriso. Il Teatro Comunale, non troppo avvezzo a questo tipo di pubblico, con questo evento ha confermato un’apertura nei confronti di varie realtà cittadine con cui ha iniziato a collaborare nel tempo. Europavox in questo contesto ha goduto di un valore aggiunto e caratteristico. Premio più che meritato all’organizzazione impeccabile, che ha reso un evento, tanto complesso, fluido e divertente. Se questa è stata l’anteprima, per Estragon Days l’attesa è sicuramente altissima; aspetteremo con ansia il 20 e 21 aprile per il compleanno di una realtà più che mai punto di riferimento storico della musica a Bologna.