Focus on Biografilm: Soko dj set e danza in “La Danseuse”

Le strade di Bologna sono tappezzate dal volto di Soko. L’attrice, madrina dell’evento, è il simbolo di Biografilm e di Bioparco. La serata di apertura del festival è stata scandita anche da un dj set dove l’ormai onnipresente volto di questa edizione ha suonato la sua playlist.

La sua presenza nel film “La danseuse” è stata, di conseguenza, avvolta da un’alone di grande aspettativa. Che Soko (leggi alla francese, con l’accento sulla ò finale) non delude, garantendo un’interpretazione di livello, che però non mantiene del tutto in piedi il film. “La Dansuse” è la pellicola d’esordio della regista Stèphanie di Giusto, che ha dedicato un lungo periodo di studio e interpretazione relative all’immagine de “la Loie”. Come ha speigato in sala prima della proiezione, affiancata da un’allegra e un poco imbarazzata Soko, è stato un lavoro oculato e appassionante. Marie Louise Fuller, in arte La Loie, è una delle icone della danza contemporanea, che ha fatto la storia pur non avendo mai studiato questa disciplina. Stèphanie di Giusto trovò circa sette anni fa una piccola foto che la ritraeva, e lo trasformò nel punto di inizio di un percorso che è culminato con la pellicola “La danseuse”. La traduzione italiana, “Io danzerò”, dà pienamente il senso della determinazione della protagonista, ma anche della regista. Purtoppo questo non basta a dare la forza necessaria alla pellicola: in alcuni punti l’imbastitura è troppo lenta, si sfilaccia o manca di continuità. Il film è una storia che si ispira alla biografia di un’artista che non fu mai approfondita a posteriori. La Giusto ci accompagna alla scoperta della sua storia a partire dalla perdita del padre fino al viaggio in Francia, passando per alcuni punti nodali: la relazione ambigua con il conte che ne fa la fortuna, l’amore per Isadora Duncan, lo spettacolo all’Operà di Parigi tanto agognata. Il percorso attarversa tutti gli snodi fondamentali per comprendere la storia, pur franando al momento di un maggiore approfondimento. Come una farfalla, che è l’immagine fulcro dei movimenti di Soko nei panni de La Loie, la storia si posa solo leggermente sulle vicende. Il momento della scoperta della danza ad esempio è un battito d’ali di pochi secondi, e prende poi rapidamente velocità, sino a schiantarsi sui primi ostacoli. La relazione con il conte, il bellissimo Gaspard Ulliel, è tirata, lasciandoci con un pensiero fastidioso: perchè non ci fa sapere di più? Allo stesso modo, la presenza di Isadora Duncan, interpretata da una meravigliosa Lily Rose Deep, Si intravedeono i fili che legano Isadora e La Loie, ma la percezione è poco piu’ che sufficente.

L’intento biografico del film viene ampiamente soddisfatto laddove si pensa alla rappresentazione del carattere de La Loie, la sua determinazione, l’amore per la danza, le paure. In questo corre in soccorso la magistrale interpretazione di Soko, che si cala nel personaggio appieno: come confermato in seguito, Soko, che non ha mai studiato danza, si è allenata per mesi al fine di realizzare le coreografie de La Loie. Una danza impegnativa, faticosa, come confermato dalla storia, che Soko ha fatto senza controfigura. Ulteriore merito quello di avere raggiunto questo risultato con i pochi giorni di girato a disposizione. Il valore de “La Danseuse” si incrementa se si prende in cosiderazione questo fattore; e si aggiunge che si tratta di un opera prima, su un tema che non si può definire propriamente popolare. In questo senso, possiamo comprendere l’interesse riposto in una pellicola del genere, manetenendo il contesto biografico e l’intento del festival di trovare punti di incontro per tante storie.

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