#EffettoWoodstock: come sarebbe il mondo se vivessimo sempre in un festival

Dal Burning Man allo Sziget, dal Coachella al Boom e persino ad Apolide: i Festival musicali sono esperimenti in piccolo e per brevi periodi mondi utopici in cui intere generazioni si rispecchiano.

Di ritorno da un festival, parliamo di quelli di 3 o 4 giorni con la tenda e la pioggia, a tutti è capitato di pensare: sarebbe bello se il mondo fosse così ogni giorno in ogni luogo. Lo chiameremo #EffettoWoodstock. Al di là del fatto che un festival è una festa continua ed escludendo la componente musicale, quello che ci porta a fare questo tipo di pensieri è la sensazione di libertà.

All’interno di un festival esistono regole ben precise e sono tutte collegabili al rispetto per l’altro e per l’ambiente circostante. In festival come il Fusion, in cui 70.000 persone campeggiavano in tenda e ballavano ai concerti, in 5 giorni non ho incrociato nemmeno per sbaglio due persone che alzassero la voce, o litigassero per la coda in bagno, mentre nel mondo “reale” ciò avviene continuamente. Ad Alta Felicità c’era una inconscia responsabilizzazione di ognuno nei confronti dell’ambiente: ti sentivi talmente partecipe della buona riuscita del festival che ti facevi promotore di pulizia e riciclaggio. Il Burning man è l’espressione massima di libertà creativa: puoi e devi essere ciò che hai sempre sognato ma che al di fuori non puoi essere. In ogni evento del genere, in cui la musica è solo una delle componenti, ciò che diventa primario è la convivenza con altre migliaia di persone con vissuti diversi, amalgamate senza distinzione di colore, sesso, orientamento sessuale: razzismo, sessismo, omofobia eccetera, sono problematiche che rimangono all’esterno dei festival.

Ma perché questa modalità di convivenza si crea magicamente e poi come una bolla scoppia a fine festival? Proviamo a pensarci assieme.

1- Siamo tutti li per un motivo comune: vogliamo vivere una bella esperienza. Abbiamo qualcosa che ci unisce: un concerto, un artista che non vogliamo perdere, un attività che vogliamo fare. Prendiamo ad esempio il “nostro” Sziget: sottopalco abbiamo cantato con mille e più persone a squarciagola. In quel momento, davanti a Grass Animals o ai Breaking Benjamin o ballando la musica di Steve Aoki eravamo un’unica voce e un unico corpo.

2-Il festival è una meravigliosa, strabiliante, settimana (o meno): è un tempo limitato. Nessuno esce dall’ufficio ed entra ad un festival per qualche ora, o va a fare la spesa e si rilassa mezz’oretta superando i varchi. Decidiamo di entrare in un magico mondo dove lasciamo, o almeno ci proviamo, ogni problema e preoccupazione fuori. Quella settimana, cascasse il mondo, la regola è divertirsi, ascoltare buona musica, conoscere nuove persone.

3-Se sgarri rovini la festa a te e ai tuoi amici, a chi vive con te il festival. Un po’ di coscienza, ammettiamolo, rimane sempre. Anche quando bevi qualche birra in più e il filtro della percezione è un po’ alterato, sei sempre in una situazione protetta. Non rovini la festa per scelta, ma anche perché ci sarebbero prima gli amici, e poi gli “odiati” quanto necessari uomini della sicurezza a braccarti. Mal che vada puoi rischiare una tirata d’orecchi, accompagnata da un resoconto delle figuracce che hai collezionato.

Sono tre motivi semplici, ma allo stesso tempo fondamentali per capire come mai i festival sono un mondo meraviglioso, ma temporaneo. Ognuno di noi si porta a casa frammenti e fotogrammi meravigliosi, ma pensateci bene, vivreste 365 giorni all’anno come in un festival? #EffettoWoodstock svanirebbe e diverebbe uno sbiadito ricordo, e quello che c’è di straordinario  si trasformerebbe in quotidiano, se non fastidioso. Il vicino di tenda che rotola sulla tua canadese perché è alticcio, le code infinite per la doccia fredda, ballare sotto la pioggia e nel fango.  Dopo qualche settimana sarebbe un’incubo! Per fortuna però, la magia c’è e continua ad esistere, estate dopo estate, anno dopo anno. E, sempre per fortuna, non potrà essere la quotidianità, ma sapere che si può vivere anche così ci ricorda una cosa: siamo tutti uguali e, dopotutto, è possibile vivere assieme divertendoci.

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