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Se il cielo di Bologna si colora con Sick Tamburo e Giorgio Poi – Color Fest

Sabato sera siamo stati con il naso all’insù. Era stata annunciata una perturbazione un po’ particolare. Il cielo di Bologna, pare, s’aveva da tingere di mille colori, come era successo a Firenze la notte precedente. Abbiamo capito poi che si trattava del cielo sotto il quale si sarebbe svolta la quinta edizione di Color Fest. E siamo stati molto contenti.

Ad ospitare Color Fest – Sotto il Cielo di Bologna è stato uno degli spazi più interessanti del clubbing made in Emilia. Parliamo di Zona Roveri Music Factory, una sala concerti/sala prove alla periferia della nebbiosa città emiliana. Aperte le porte, la serata si prospettava già interessante, date le premesse che l’associazione Che cosa sono le Nuvole si propone da cinque anni a questa parte. L’evento di sabato 5 dicembre non è stato solo entusiasmante e divertente, ma fa parte di un disegno più grande. Sotto la direzione di Mirko Perri da diversi anni si persegue l’obiettivo di promuovere la musica e l’arte indipendente. Ecco allora che da quest’anno il destino del Color Fest è di farsi ramingo e girare in lungo e in largo per dodici mesi.

Approdato a Bologna, Color Fest ha portato con se quattro artisti “indipendenti”. Ad aprire la serata è stato il cantautore Scarda, che dal sud Italia racconta assieme alla fedele chitarra storie belle, divertenti e a volte commoventi. Una narrazione “di pancia”, che viene seguita quasi naturalmente dall’esibizione successiva. A sedersi al pianoforte è Lorenzo Kruger, frontman dei Nobraino che ha inbastito un progetto solista e solitario. Con le mani che seguono i tasti bicolore infila delicatamente una canzone dopo l’altra, accompagnando il pubblico accalcato sotto il palco in un percorso che segue le orme della sua relazione con la musica.

giorgio poi color fest bologna

È a metà della serata però che “la musica cambia”, prendendo una vena sempre meno riflessiva e più volta a muoversi, a ritmo dapprima di Giorgio Poi e, con una netta venatura di pogo, con i Sick Tamburo. Probabilmente sono loro a parimerito le punte di diamante della serata. Dopo un’attesa appoggiata su un sottofondo musicale, durante la quale ci guardiamo in giro e beviamo un paio di birrette scorgendo tra il pubblico anche diversi artisti, arriva un segno. Nella nebbia colorata del palco principale appaiono tre figure, una delle quali ha uno stile inconfondibile: è il momento di Giorgio Poi. Abbiamo portato con noi alcuni amici che hanno definitivamente approvato il cantautorato di questo artista, conquistati totalmente dopo la cover di Loredana Bertè. Il successo di Giorgio Poi è confermato dalla sua grande capacità di tenere il palco nei live, rendendo le esecuzioni canore ancora più interessanti grazie alle particolarità della sua voce inconfondibile e allo spessore della struttura musicale. Dopotutto ci sarà un motivo se, a dispetto di uno stile estetico sobrio e “sottotono”, è stato notato al primo colpo dopo il primo album. A Bologna oltre a ripercorrere i successi cantati dalla folla entusiasta, come ad esempio Tubature e Acqua Minerale, ha presentato alcuni brani nuovi che fanno ben sperare per il futuro delle sue creazioni musicali. La linea rimane la stessa, la qualità anche.

sick tamburo color fest bologna

Per chi non si era ancora stancato, in ultimo è arrivato il gruppo con il quale anche i più reticenti si sarebbero scrollati. I Sick Tamburo hanno messo piede sul palco con la voglia di ribaltare il locale, e ce l’hanno palesemente fatta. L’esplosione energetica dei quattro musicisti incappucciati è detonata immediatamente, grazie a Il mio cane con tre zampe, Dimentica, mantenendo la massima allerta sino al saluto con Meno male che ci siete voi. Inconfondibile la voce della Imelio che lasciava tramortiti, a metà tra l’essere imbabolati per la sua bravura e la voglia di spaccare tutto per la scarica di adrenalina, creata assieme alle flessioni e le acrobazie musicali e di esecuzione di Accusani. Un’ora di concerto che ha spolpato anche i più resistenti, passando con nonchalance per un minimo problema tecnico e per un’invasione autorizzata di palco: l’invito ad un fan sfegatato e solo minimamete sobrio ha strappato qualche risata e diversi selfie (suoi).

I più resistenti hanno retto anche ad un variegato dj set, che noi però abbiamo abbandonato per uscire a rimirare il cielo di Bologna, ora molto più bello dopo una serata di musica di questo livello.

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