ToFringe Festival: Il mercante di monologhi sold out

Il mercoledì sera all’ultimo spettacolo che accende le luci sul palco alle 22.30 non ci si aspetterebbe tanto pubblico. La sala del Caffè della Caduta, dove si tiene il To Fringe Festival, è invece gremita di pubblico. E tanti se ne sono andati senza un posticino assegnato per assistere alla replica serale dello spettacolo. Il mercante di monologhi, nonostante le oltre 200 repliche in due anni, continua a piacere.

Il caldo è inclemente nella sala stipata, ma è impossibile farsi distrarre. Lo spettacolo dove si alternano i personaggi grotteschi è troppo coinvolgente. A reggere magistralmente le fila del banchetto del mercante sono due attori. O meglio un attore, Matthias Martelli, e un maestro che passa dall’impersonare Suon wireless a suonare la fisarmonica e il piano. Il duo si rimbalza senza sosta la palla, tenuta principalmente da Matthias. Le poche pause sono calcolate al secondo per farci prendere fiato dalle risate e applaudire. E poi si riparte.

I monologhi che sono venduti in cambio di applausi, non di denaro per carità, sono tre. Le figure dipinte a tinte grottesche sono attuali che più attuali non si può. Nonostante i personaggi siano stemperati dall’uso del gramlot, farciti di ironia fino allo scoppio, si intravede il fondo di verità. Di attualissima verità. Si accendano le luci sul politico. Le prese in giro in forma di giochi di parole e le esagerazioni comportamentali non nascondono la vicinanza al reale uomo politico odierno: per fare facile retorica l’uso di valori pescati a caso, aggressività nei dibattiti, confabulazioni dietro le quinte. Fisarmonica per ritirarci un po’ su, e si sposta il tiro sul mondo della cultura. Chi non teme che il mondo universitario cada in mano a professoroni impreparati e raccomandati? Magari specializzati in antropologigia, che si inventano rituali e rubano i fondi.

Il vero colpo di genio arriva però con il tema più delicato: la religione. Seguaci del Dio web, ci sottoponiamo ai sacramenti contemporanei. Preghiamo e (am)mettiamo un “mi piace” alle litanie di Don Load. Stentorea la presenza anche di suor Wireless che accompagna la funzione con vocetta isterica. Risate, ma…ma quello che ci piace di questo spettacolo è che sotto le risate ci fa un ritratto. E questo ritratto, ammettiamolo, è al contempo azzeccato e preoccupante. Perchè siamo schiavi del wi-fi, guidati da politici inaffidabili e alle prese con una crisi già definita “fuga dei cervelli”. Ironico, ma non stupido, intelligente, ma non dotto. Il mercante offre merci interessanti: spettacolo di equilibrio e furbizia. Mi piace, quasi quasi clicco su condividi.