I Solchi di Godblesscomputers in tour

Il martedì pomeriggio Bologna prosegue placida la sua routine lavorativa. Io, in quell’ora nella quale non sai se fare merenda o già aperitivo, mi dirigo in un bellissimo barettino-libreria-enoteca fuori dal centro. Ho appuntamento con Godblesscomputers, o meglio Lorenzo, e scegliamo un posto immerso nei libri e lontano dal caos. L’obiettivo è fare un’intrevista, quattro chiacchiere in vista dell’inizio del nuovo tour che inizierà il 14 ottobre al Tpo.

Ora, io e Lorenzo ci conosciamo da prima che si chiamasse Godblesscomputers, la situazione quindi tende verso la chiacchierata amichevole. In parte però, anche perché Lorenzo è una persona estremamente amichevole. Non c’è un grandissimo scollamento tra “l’uomo pubblico” e il ragazzo semplice con cui parlare di cosa fare nel tempo libero e con cui bere una birretta. Godblesscomputers non riesce a non parlare di musica: è una cosa bellissima, sintomo di un bell’attaccamento patologico a quello che fa, al suo lavoro. Si incrociano i racconti quotidiani a quelli dei backstage e della vita da “nuova scoperta nel panorama elettronico nazionale”, come è stato descritto più volte. In procinto di iniziare un nuovo tour con la formazione allargata, facciamo un salto indietro e parliamo degli inizi. Si risale fino a Berlino, quando per la prima volta appaiono i lavori solisti di Godblesscomputers. 

Quando i primi due album, The Last Swan e Swanism, vengono notati si rintraccia quello che renderà la musica di Lorenzo un’eccezione nel panorama nazionale, e non solo. Si, è elettronica, ma con un carattere morbido e introspettivo, tanto da avvicinare anche chi questo genere non lo ama. A rendere possibile questa magia è probabilmente la profondità di livelli dei diversi pezzi, dove l’identità di Lorenzo porta con se la formazione tardo adolescenziale in un sottobosco hip hop; coperto da un sottile manto di dub e in maniera sempre crescente anche di soul music, il risultato finale è racchiuso in album dal sound corposo, ma leggero. Forse la mia traccia preferita di sempre è Closer, che arriva in uno dei lavori successivi e più maturi, Plush and safe (2015). La maturazione musicale dei suoi pezzi è comunque già presente in maniera molto lineare e costante in Veleno (2014), dove il tema che fa a fulcro all’album è sviluppato nelle tracce con minuziosa attenzione e delicatezza. L’ultimo e nono lavoro di Lorenzo è Solchi (2017), dove il tocco di Godblesscomputers cambia di nuovo. Già in Just Slow Down, che tende a scalzare Closer nella lista dei miei preferiti, si sentono nuove influenze, debitrici principalmente ad un sound meno dub e più soul. Un debito positivo verso l’esperienza berlinese che si fa sempre sentire, garantendo anche negli ultimi pezzi un respiro internazionale e di facile digestione. Il mare romagnolo della sua adolescenza si fonde al sound dei club tedeschi e ci fa uscire dai confini bolognesi in un secondo. Un mix che ha catturato l’attenzione non solo nazionale, come può testimoniare la presenza congiunta di un percorso in Italia e all’Estero.

Il nuovo tour per la prima volta lo vede sul palco in compagnia di altri “componenti umani”. Questa nuova formazione è stata sperimentata a Home Festival (noi presenti, confermato l’apprezzamento), con un grande successo di pubblico. Anche Lorenzo lo racconta come un bel passo avanti, una nuova forma per un progetto dove a muoversi sono in tre, assieme a bassista e batterista oltre all’immancabile fonico Dado. Noi lo attendiamo per la prima data, che pare sia anche “unica”: sul palco non solo la band, ma anche diversi featuring che non saranno presenti nelle prossime tappe. Perchè perderselo, no?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *